LE ESPERIENZE PERSONALI

Sandra

Pronti si parte! Il viaggio nell’Associazione inizia nell’autunno 2007, e ancora prosegue. Io e mio marito siamo partiti pensando di fare un po’ di bene e abbiamo scoperto che il bene lo abbiamo ricevuto noi. Siamo stati accolti con simpatia e attenzione dalle famiglie che già avevano ospitato e con loro ci siamo preparati ad accogliere due bambini. Un anno di “lavoro” e poi a giugno il grande momento: arrivano i bambini. Bambini che vengono da lontano e da lontano portano le loro storie, simili a quelle di tanti altri bambini, ma per loro c’è in più la radioattività che assorbono quotidianamente con acqua e cibo. Arrivano per una vacanza “terapeutica” per abbassare il livello di radioattività nel corpo, ma anche per scoprire un mondo diverso da quello in cui vivono, fatto spesso di miseria e solitudine. Bambini… Andrei, Vladi, Kiril, Artiom e Ivan, uno dopo l’altro per 5 anni sono entrati nella nostra casa portando una ventata di vitalità, gioia e allegria. Sono entrati in silenzio, in punta di piedi, timorosi e un po’ spaventati . Sono ripartiti spensierati, con alcuni dei loro piccoli sogni realizzati: il mare, la piscina, Gardaland… . Ecco, l’obiettivo dell’Associazione è stato centrato: i bambini tornano a casa più ricchi in spirito e in salute. Alle loro madri, alla gente del villaggio racconteranno della vacanza italiana, racconteranno di tutte le cose viste, della pizza, delle partite di calcio giocate e di tutto quanto a loro è parso nuovo e sconosciuto. Racconteranno anche di noi, le famiglie, che per un mese li hanno accolti come loro figli. E noi cosa è rimasto? Affetto, tenerezza per questi bimbi, che per un mese hanno riempito la casa di risate, riconoscenza nei confronti dei loro genitori che ci hanno affidato i loro figli, certezza di aver ricevuto anziché aver dato, il piacere e la gioia di accogliere. Luglio, i bambini sono ripartiti, ora ci si riposa e poi a settembre si riparte con le attività necessarie per accogliere l’anno dopo altri bimbi.


Tiziano

La decisione di aderire alle iniziative di Aiutiamoli a Vivere non è mai solo personale ma coinvolge necessariamente l'intera famiglia. Ospitare per alcune settimane un bambino nella propria casa comporta una condivisione comune dell'intero nucleo famigliare. Se ne parla, si valutano gli impegni, il lavoro, la lingua, i figli piccoli o grandi, e poi con un po' di timore si decide di provare ad accogliere il piccolo ospite Bielorusso. Finalmente il giorno arriva. Si è tutti un po' impacciati, preoccupati, ma dal secondo giorno scopriamo che le nostre preoccupazioni rapidamente scompaiono. E' come se il nostro piccolo ospite avesse sempre fatto parte della famiglia. Quindi si decide di invitarlo nuovamente l'anno seguente, e poi ancora per un'ulteriore anno. E quando non è più possibile, si ricomincia, con un nuovo bambino. Cosi, senza rendercene conto ci accorgiamo che abbiamo 3-4-5 amici, ormai cresciuti, che da lontano ti raccontano la loro vita.


Emanuela e Marco

L’ospitalità è stata per i nostri figli un' esperienza che li ha educati al confronto e alla relazione in un contesto globale, oltre i confini della propria famiglia e del proprio Paese. Sin dai primi giorni gli equilibri relazionali nel nucleo famigliare sono mutati... I figli hanno imparato ad essere flessibili e generosi, ben disposti ad anteporre ai propri bisogni quelli di un amico che ancora non conoscevano. Abbiamo colto una straordinaria occasione per misurarli con valori, usi e stili educativi lontani dai propri, per lasciar loro scoprire che talvolta quello riteniamo superfluo, può essere essenziale, che nel mondo esistono modi diversi di condurre la vita, ma valori significativi comuni a tutti i popoli. Questo affascinante percorso insegna, giorno dopo giorno, a condividere tempi, spazi, attenzioni e beni. Ma soprattutto permette a grandi e piccini di imparare a donare e a ricevere, a grandi e piccini di imparare a donare e a ricevere, accrescendo la fiducia in sé e negli altri.


Alessandra e Marco

Noi non parliamo russo…. Da lì a poco sarebbe arrivata… Che cosa avremmo potuto dirle? E che cosa avrebbe potuto dirci lei, arrivata stanca, in un paese straniero dopo un lunghissimo viaggio? Eravamo tre estranei che per la prima volta si sarebbero incontrati… Come noi sicuramente anche lei era intimorita… Non dimenticheremo mai il suo sguardo di quando ha capito che per un mese saremmo stati “noi tre”! Nessuna parola… solo una stretta di mano… A casa, finalmente un sorriso… E poco dopo… un abbraccio. Giorno dopo giorno, ci siamo capiti sempre meglio: gli sguardi interlocutori, il tono della voce, i disegni, i “mimi”, le boccacce e i sorrisi…Senza sapere una parola di russo, senza vocabolari, né traduttori, né interpreti, ci siamo detti tutto quello che volevamo dirci, lasciando parlare… il cuore!